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venerdì 17 ottobre 2025

La legge dell’onore: la Besa, l’ospitalità e il volto umano del Kanun ( di Anna M. Ragno).

In Albania, tra montagne impervie e villaggi isolati, la legge non era scritta nei codici ma negli animi.
Il Kanun di Lekë Dukagjini, antico ordinamento orale, ha regolato per secoli la vita del popolo albanese, fondando la giustizia sul rispetto, la parola data e l’ospitalità.
Durante la Seconda guerra mondiale, proprio questi principi  -besa e accoglienza- portarono centinaia di famiglie a salvare vite umane: ebrei in fuga e soldati italiani sbandati. Una lezione di umanità che ancora oggi risuona come un inno alla dignità.


La Besa: la parola che vincola e protegge

“Dare la besa è promettere vita, non solo protezione.”
Detto albanese

La besa è la promessa sacra, la parola che non si può tradire.
Nel mondo del Kanun, chi concede la besa assume su di sé la responsabilità totale dell’altro: difenderlo, nutrirlo, proteggerlo. È un giuramento che lega la persona alla comunità e a Dio, più forte di qualsiasi contratto scritto.

Quando, durante l’occupazione nazista, gli ebrei cercarono rifugio, gli albanesi risposero con la besa.
Più di 200 persone furono salvate da famiglie che li accolsero come figli, nascondendoli nelle proprie case, condividendo con loro pane, paura e speranza. Nessun ebreo albanese fu deportato.

Oggi, 72 albanesi — musulmani in maggioranza — sono riconosciuti da Yad Vashem come “Giusti tra le Nazioni”. Non agirono per ideologia, ma perché la besa non si discute: si mantiene, sempre.

La casa e l’ospite: la sacralità dell’accoglienza

“La casa dell’albanese appartiene a Dio e all’ospite.”
Kanuni i Lekë Dukagjinit

Nel Kanun, la casa (shpija) è un microcosmo del sacro. Chi vi entra come ospite è inviolabile: deve essere accolto e difeso anche a costo della vita. Non si tratta di cortesia, ma di un dovere morale che rende l’ospite parte temporanea della famiglia e, dunque, della comunità.

Nel 1943, dopo l’armistizio italiano, questo principio si ripeté: contadini e pastori albanesi offrirono rifugio ai soldati italiani sbandati. Li nascose nei fienili, li sfamò, li aiutò a fuggire. In un Paese povero e occupato, quell’ospitalità diventò un atto di eroismo silenzioso, radicato nella cultura più che nella politica.

“Il Kanun non è solo un codice di punizioni, ma un linguaggio etico.
In esso la parola data ha valore sacro, l’ospite è intoccabile,
e la giustizia si misura in termini di equilibrio e onore.”
Patrizia Resta, Il Kanun di Lek Dukagjini, Besa, 1996

Giustizia e rito: il senso dell’equilibrio

Il Kanun non è mera norma, ma ritualità della giustizia. Ogni azione ha un valore simbolico: dall’ospitalità al matrimonio, dalla parola data alla vendetta. Persino la gjakmarrja, la vendetta di sangue, si inscrive in un orizzonte di riparazione, non di cieca violenza.
Come spiega Patrizia Resta nel suo saggio La vendetta nella cultura albanese, essa rappresenta «una forma arcaica di giustizia, una risposta simbolica alla frattura dell’onore». In questa visione, la legge non nasce dallo Stato, ma dal corpo sociale. La comunità non punisce: ricompone.

Le donne e le burrnesha: la forza della trasformazione

Accanto alla rigidità patriarcale del Kanun, emergono figure femminili di grande potenza simbolica. La donna è custode dell’onore domestico, mediatrice di pace e memoria del clan. Ma vi è anche l’eccezione: le burrnesha, o “vergini giurate”, donne che scelgono di vivere come uomini per garantire la sopravvivenza della famiglia.

Rinunciando alla sessualità, assumono ruoli maschili e diventano capifamiglia, giudici, guerriere. In loro il Kanun mostra un volto sorprendente: quello di una tradizione capace di adattarsi, di concedere libertà dentro la regola.

Un’eredità morale che resiste

Il Kanun di Lekë Dukagjini resta una delle più profonde espressioni del pensiero etico balcanico. Non un residuo del passato, ma una memoria attiva, una lezione di responsabilità che attraversa i secoli.

Quando gli albanesi salvarono ebrei e soldati italiani, non applicarono un diritto positivo: seguirono una legge non scritta, la legge dell’onore. La besa e l’ospitalità fecero dell’Albania un’oasi di umanità in un’Europa in guerra.

Come scrive Patrizia Resta, “nel Kanun, l’onore è la misura dell’uomo. Ed è proprio l’onore, inteso come fedeltà alla parola, che ha permesso a un piccolo popolo di compiere un gesto di grandezza universale”.

Bibliografia essenziale

  • Resta, Patrizia (1996). Il Kanun di Lek Dukagjini. Le basi morali e giuridiche della società albanese. Nardò: Besa.

  • Resta, Patrizia (2018). La vendetta nella cultura albanese. In Pensare il sangue, Corigliano Rossano.

  • Gjeçovi, Shtjefën (1933). Kanuni i Lekë Dukagjinit. Shkodër: Shtypshkronja Françeskane.

  • Yad Vashem, Giusti tra le Nazioni – Albania, archivio ufficiale.


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