Il costume arbëreshe non è soltanto un abito tradizionale: è il vestito dell’identità di un popolo che, attraverso i secoli, ha custodito la propria memoria, la propria lingua e la propria anima.
Per la policromia dei colori, la preziosità dei tessuti e i ricami in oro e argento, esso rappresenta uno dei segni più evidenti della diversità e della creatività culturale arbëreshe. Ogni filo, ogni ornamento, ogni gesto legato al suo uso racconta una storia: di appartenenza, di fede, di memoria e di orgoglio.
Il costume arbëreshe assolve a molteplici funzioni -pratica, estetica, magica e rituale- e rivela con immediatezza il ceto, il sesso, l’età, lo stato civile, il lutto o la condizione sociale di chi lo indossa. Fino agli anni Settanta, accompagnava la donna italo-albanese in tutti i momenti più importanti della vita: le nozze, le feste religiose come le Vallje, la Pasqua o il Natale, ma anche i riti del lutto. Spesso, era proprio con quell’abito che la donna veniva sepolta, come a voler suggellare per sempre il legame con la propria identità.
Il custode dell’identità: la donna arbëreshe
Un linguaggio che si indossa
Il Brezi, la cintura d’argento delle donne di Piana degli Albanesi, rappresenta invece la fertilità e la continuità della stirpe. Regalato alla sposa durante il fidanzamento, diventa simbolo di maternità e protezione divina. La parola brez significa infatti “generazione”, “discendenza”, “progenie”: un segno tangibile del legame tra la donna, la vita e la continuità del popolo.
Il simbolo di una doppia appartenenza
Il costume arbëreshe è il segno più evidente di una doppia identità culturale: quella albanese delle origini e quella italiana dell’integrazione. È l’abito con cui gli esuli albanesi hanno cucito addosso la propria storia, trasformando la lontananza in memoria e la memoria in appartenenza.
In ogni comunità arbëreshe, indossare il costume significa riaffermare la propria identità collettiva e rendere visibile il legame con la comunità d’origine. È un atto di orgoglio e di continuità, un modo per “indossare” la propria storia e tramandarla, viva, alle generazioni future.
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